Nasce una nuova famiglia ad Ivrea

FullSizeRender

Novembre 2016
Giungono, sempre più frequenti ed ineludibili, le esortazioni di Papa Francesco ad ospitare dei migranti nelle parrocchie: alcuni membri della Chiesa del Borghetto di Ivrea decidono di non ignorare il Suo appello e, sostenuti dal loro parroco, don Giuseppe, vogliono fare qualcosa di più: non solo “ospitare un migrante in
ogni parrocchia”, come recitava l’invito, ma provare ad accogliere una famiglia. Durante un incontro con due responsabili della Comunità di Sant’Egidio che cura il progetto dei corridoi umanitari, il gruppo raccoglie le prime informazioni e le illustra poi alla comunità del Borghetto. Il progetto consiste nel portare in Italia, attraverso i corridoi umanitari, una famiglia siriana, accoglierla, ospitarla e farsi carico del suo
sostentamento. Emergono ovviamente molti dubbi e qualche perplessità! Poi l’assemblea accetta.

“Accettare”, quel giorno, significa tassarsi, impegnarsi, mettere a disposizione ciascuno la propria professionalità non solo per un pomeriggio, ma per tutto il tempo necessario all’integrazione della famiglia accolta e al raggiungimento della sua autonomia. Non a caso il progetto parla di “adozione” di una famiglia.
Primavera 2017
Prima di tutto bisogna aprire un conto corrente sul quale far confluire le donazioni dei sostenitori.  Poi bisogna affrontare il problema più complesso: trovare un appartamento …. per degli stranieri! Difficile, ma non impossibile. Trovata la casa, grazie alla generosità di tanti, la si arreda praticamente a costo zero: ognuno mette a disposizione qualcosa: un mobile, un elettrodomestico, le stoviglie o la biancheria. Tutte le eccedenze vengono ridistribuite ad altre famiglie in difficoltà dando vita ad un circolo virtuoso di solidarietà. Una volta scaldata ed illuminata, anche la casa è pronta. Ma la famiglia, no!
Estate 2017: una battuta d’arresto
Passano i mesi, si intensificano i contatti con Sant’Egidio, ma non arriva ancora la notizia tanto attesa da tutti. Per difficoltà e ritardi nell’arrivo di profughi siriani attraverso i corridoi umanitari, alla comunità del Borghetto non viene “assegnata” la famiglia a giugno, come ci si aspettava. Solo alla fine dell’estate viene comunicato che la famiglia sarebbe arrivata ad ottobre.
Ottobre 2017: squilla il telefono
Quando ormai un po’ di scoramento inizia a serpeggiare, ecco la telefonata. Con pochissimi giorni di anticipo viene annunciato l’arrivo della famiglia. Di loro non si sa quasi nulla, solo i nomi e le date di nascita.
Ci si chiede se parlino inglese, a quale confessione appartengano, che storia possono avere alle spalle, ma la curiosità deve restare insoddisfatta, ancora per qualche giorno.

27 Ottobre: arrivati! Hanno occhi stanchi e pieni di guerra
Garabed, Marina e la piccola Negtaria di 4 anni, siriani di origine armena, arrivano, grazie ai corridoi umanitari, e quindi alla Comunità di Sant’Egidio, nel primo pomeriggio a Fiumicino; in piena notte giungono ad Ivrea dove, nonostante l’ora, c’è qualcuno ad accoglierli con profonda commozione e una gioia indescrivibile.
Chi sono
La coppia viveva ad Aleppo con i genitori di lei, poi è scoppiata la guerra che, contrariamente alle aspettative, si è prolungata nel tempo. Essa, infatti, ha finito per turbare il momento più felice della loro vita: la nascita della figlia, venuta al mondo in una situazione di assoluta precarietà. La vita ad Aleppo era diventata impossibile per i continui bombardamenti.

Garabed aveva perso il lavoro perché la fabbrica, dove era impiegato come tornitore era stata distrutta. Su suggerimento dei genitori hanno deciso di lasciare tutti insieme la Siria e di fuggire in Libano. Dopo un viaggio lungo e pericoloso sono giunti a Beirut. Lì sono rimasti per circa due anni. La vita in Libano era dura: erano tollerati solo perché fornivano, con rassegnazione, forza lavoro a basso costo. Un giorno però vengono inseriti nel progetto dei corridoi umanitari e riescono ad entrare in assoluta legalità in Italia. In Siria hanno lasciato, oltre ai resti della loro casa, molte persone care e i genitori di Lei i quali, dopo la loro partenza, hanno dovuto abbandonare Beirut e rientrare ad Aleppo.
Marina è laureata in lingua e letteratura armena, un titolo di studio che qui in Italia non è riconosciuto. Garabed invece, in quanto tornitore meccanico possiede competenze professionali più spendibili.
Sono entrambi fortemente legati alle loro origini: parlano tra di loro armeno pur conoscendo anche l’arabo e il turco, oltre all’inglese. Sono cristiani ma ci tengono sempre a sottolineare che in Siria prima della guerra non esistevano tensioni tra appartenenti alle diverse religioni o etnie.

Cittadini di Ivrea
Arrivati ad Ivrea bisogna viverci. Le loro esigenze appaiono, a chi si sta impegnando nella loro accoglienza, riconducibili a diversi ambiti:

  • Affettivo: bisogna prima di tutto farli sentire a casa: amicizia, affetto e solidarietà non devono mai mancare (e non mancheranno);
  • Burocratico: permessi di soggiorno, autorizzazioni, procedure e scadenze varie sono da subito una priorità;
  • Abitativo: è necessario aiutarli a gestire la loro casa (riscaldamento, manutenzione, ecc.);
  • Sanitario: bisogna interfacciarsi con il servizio sanitario assicurando loro le cure necessarie;
  • Occupazionale: prima di tutto devono imparare la lingua! Poi si cerca lavoro;
  • Scolastico: Negtaria deve andare al più presto in mezzo ad altri bambini! Bisogna aiutare i genitori a relazionarsi con le maestre.

La grande forza della comunità è quella di avere la persona pronta per ogni esigenza: quando si presenta una necessità, ecco che sbuca la persona giusta per risolvere quel problema. La vera forza , quindi, è quella fantastica rete che don Giuseppe ha creato attorno a sé nei tanti anni di guida della parrocchia!

Oggi
Oggi Garabed, Marina e Negtaria sono per la comunità del Borghetto una coscienza e un collante prezioso, oltre che tre carissimi amici! Ora i loro occhi sono limpidi e pieni di speranza, anche se si offuscano quando parlano dei loro cari e del loro martoriato paese.
Garabed e Marina stanno facendo enormi sforzi per integrarsi e per costruire un futuro migliore per loro e per la loro bambina. Frequentano corsi di lingua italiana e ottengono ottimi risultati.
Garabed è stato assunto, grazie alle sue competenze da tornitore meccanico, con contratto a tempo determinato, in una virtuosa azienda del territorio. Marina, mentre si prende cura della figlia con amore ed intelligenza, cerca lavoro. La piccola Negtaria, inserita in scuola materna dopo poche settimane dal suo arrivo, ormai parla italiano ed è già in grado di raccontare con disinvoltura cosa ha fatto a scuola e di chiedere con impazienza di portarla al parco!
I membri della comunità del Borghetto, sempre sostenuti da don Giuseppe, sono ancora oggi increduli e di tanto in tanto si ripetono tra loro: ce l’abbiamo fatta!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...